Dire no a un bambino è una dimostrazione d’amore

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Scomodare il famoso “Conosci te stesso” forse è troppo, ma una, seppur piccola, conoscenza di sé è fondamentale quando si diventa educatori: i primi e più importanti educatori sono mamma e papà. Ecco perché vale la pena soffermarsi per un tempo anche breve e trovare un momento per riflettere su se stessi. Almeno un po’!
Proviamo a concentrare le nostre riflessioni su un aspetto preciso, un aspetto in cui le nostre sovrapposizioni personali rischiano di insidiare l’intento educativo: le difficoltà che ciascuno di noi ritrova nel dire no ai bambini.
È certo un terreno molto delicato, perché delimitare i confini e dire no ai bambini può essere davvero difficile per la fretta, la stanchezza, le difficoltà quotidiane, il poco tempo che si ha disposizione…
Ma è parte imprescindibile dell’educazione. È anch’essa una dimostrazione d’amore.
Nel libro “Il linguaggio segreto dei bambini”, Tracy Hogg suggerisce dieci domande, che possono essere un buon test per verificare quanto e perché è difficile delimitare i confini entro cui far crescere i figli.
Noi ne scegliamo tre per ragionarci insieme con più tranquillità.
- Quando dite “no” vi sentite dispiaciuti per vostro figlio?
- Avete paura che vostro figlio non vi voglia più bene se lo punite?
- Le lacrime di vostro figlio fanno sentire voi infelice?

La prima domanda tocca corde emotive abituali. Dire “no” a un bambino è difficile; spesso sembra meglio dire sì, anche solo per placare il pianto del momento e ritrovare in breve tempo una tranquillità.
In realtà, i “no” sono necessari al bambino per capire cosa può e non può fare. Per crescere in sicurezza e muoversi in totale libertà entro confini certi e adeguati alla sua età. Sono indispensabili per il suo benessere, per imparare a discernere tra giusto e sbagliato e, cosa importantissima, saper dire “no” a sua volta. Insomma qualche giusto “no” fa bene, ma allora perché tanto dispiacere nel dirlo?

E qui ci colleghiamo alla seconda domanda: “no” e punizioni fanno più male a lui o a noi?
Cosa temiamo veramente, che lui sia triste anche solo per un po’ o che noi perdiamo il suo amore anche solo per un po’? E’ importante rispondere a questa domanda. Perché se ci rendiamo conto che molto spesso è la seconda ragione a condizionarci, allora capiamo quanto spesso confondiamo i nostri bisogni con i loro.
I piccoli hanno bisogno di regole e amore da parte dei genitori per sopravvivere. Noi adulti no, non più. Il nostro desiderio di essere amati dai figli è giusto, naturale e umano, ma non deve essere confuso col bisogno vitale dei bambini di essere amati. Bisogna imparare ad accettare di essere amati un po’ meno dai figli per il tempo in cui sono arrabbiati con noi, perché è anche questa una dimostrazione d’amore. Perché il nostro amore per loro comprende anche la grande responsabilità di tracciare confini, di insegnare cosa è giusto e cosa non lo è.

Tali confini tante volte conducono alle lacrime, altra nota dolorosa per ogni mamma e papà. E dunque altra domanda davvero importante! Cosa ci disturba delle lacrime di un bimbo, cosa davvero non riusciamo a sopportare? Il suo dispiacere e il suo dolore, viene da rispondere. Ed è vero, ma perché? Perché in realtà noi vogliamo che nostro figlio sorrida sempre, che sia felice e spensierato. Ma non è così, non può essere così: i bambini hanno il diritto di arrabbiarsi, di sentirsi tristi, di piangere e lo fanno spesso per svariati motivi, talvolta a noi incomprensibili, ma non per questo poco significativi. E allora l’unica cosa da fare è accogliere le loro lacrime e rimanere per un po’ insieme in quella tristezza o sofferenza, per far sapere al bambino che mamma e papà sono con lui sempre, in ogni momento, triste o felice. Così il bambino acquisterà sicurezza, perché saprà che ci siamo sempre.

Un’infanzia felice non è priva di lacrime, di regole o di no, ma è un’infanzia in cui i no e le lacrime sono detti e accolte con amore, perché non si rinuncia mai all’educazione.

Vogliamo solo aggiungere che tutti questi sono solo spunti di riflessione, possibilità di risposta. Ognuno si comporterà in modo diverso e personale. L’importante però è rispondere con onestà, perché la consapevolezza di ciò che proviamo è la base per poter educare i figli, rispettando la loro unicità e originalità.
Dott.ssa Elisabetta Rossini
Dott.ssa Elena Urso

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